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GLI SCRITTI

Mio marito
1745 - La Parola vi servirà anche per paesi stranieri e soprattutto per l'ingresso sospirato e atteso nella vostra vera patria, la patria celeste, cui spasmodicamente tendete solo in particolari momenti di dolore e di pianto, mentre serenamente ad essa dovreste puntare, portando con tanta dignità quel manto - intessuto anche di gioia, ma la cui trama sarà sempre pianto e dolore - che vi fa distinguere e vi fa centro di attenzione e di emulazione.
Mio marito
1746 - Vorrei poi fermaste la vostra considerazione, oltre che sull’Ave Maria, sulla Salve Regina, ritrovando in essa, sottolineata, la grande virtù della misericordia (“Madre di misericordia”, ... “volgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi”). Quanto terrore in meno nel mondo per la potenza della sua misericordia! Non dimenticatelo più e ciascuno di voi si appropri di questo tesoro immenso di cui finora poco avete beneficiato.
Mio marito
1747 - Che la mia benedizione vi allieti, portando pace dove c'è tempesta, quell'inesprimibile e soave pace che ancora potete accogliere a ogni vostra santa Messa, se ben disposti; e sempre soavità in pensieri, parole, gesti e comportamenti sia in casa che fuori.
Ho letto alcuni “scritti” e li reputo troppo “semplici” in confronto alle omelie di molti sacerdoti.
Ges
1748 - E non pensi che il Vangelo stesso letto con occhi disincantati e con cuore colmo di sufficienza e presunzione - caratteristiche dei saccenti della terra - costituisce un insieme di parole troppo semplici (semplicistiche, hanno anche detto) e non la Parola vivifica e salvatrice come invece dovrebbe essere accolta?
Che importa poi se attraverso gli “scritti” si salverà anche solo un'anima su cento o su mille?