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GLI SCRITTI

J. Escrivā
1741 - Quanta dolcezza a chi dei miei diletti figli sapesse riconoscermi negli “scritti” che da anni mi fu concesso trasmettere attraverso te!
J. Escrivā
1742 - Quanta dolcezza a balsamo di alcune o tante ferite che vengono continuamente loro inferte sia dal mondo esterno (che sovverte ogni valore spirituale, nello sviluppo caotico di una tecnologia che supera e travolge ogni umana misura) sia, purtroppo, da alcuni dei miei stessi figli, che spesso presumono troppo di sé anziché lasciarsi possedere da quella qualità che indica in modo inequivocabile la vera stoffa del cristiano; intendo parlare dell'umiltà, che darebbe loro pieno diritto alla più vasta misericordia del nostro Dio.
J. Escrivā
1743 - Non abbandonate me, l'Opera da me fondata, nella preghiera più intensa, più fiduciosa, specificatamente in ordine a un’estensione più rapida, anche se qualitativamente sempre più perfezionata, nell'eliminazione di quello che potrebbe sembrare ai più “orgoglio di casta”, quando fortunatamente esso è soltanto “pudore di famiglia”.
A Dio!
Mio marito
1744 - Tutti voi, chi più chi meno, dovete imparare ad ascoltare la lingua celeste molto più che le lingue straniere!