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GLI SCRITTI

Gesł
1257 - Quante volte nell'accettare il mio invito a mensa avete trascurato di misurare la potenza del vostro dolore, la forza del vostro pentimento e la fermezza della vostra volontà di non più mancare, di non più flagellarmi con piccoli o grandi colpi di frusta, di non più aiutare i miei accusatori a premere la corona di spine sul mio capo, a sputarmi, a dileggiarmi e a crocifiggermi?
Gesł
1258 - Quante volte avete avuto il coraggio di rimandare il gesto sacrilego che sapevate di compiere di lì a poco e vi siete allontanati dalla fila dei fedeli, per correre da un confessore e gridargli il mea culpa che pur vi scaturiva dal cuore, ma che il rispetto umano o perfino un calcolo (tremendo!) umano, e cioè un inganno, vi tenevano fermi tra i fedeli (tra i fedeli!), pur sapendo che avreste mangiato e bevuto la vostra condanna?
Gesł
1259 - Quanta leggerezza in tanti di voi che si proclamano figli di Dio e perciò membri della Chiesa! Vi comportate troppo spesso infatti come quei poveri che, raggiunta finalmente la ricchezza con merito più o meno personale, dimenticano il sapore sano e pulito del pane e, nell'ebbrezza di cibi più prelibati e più gustosi, perdono a poco a poco la loro personalità di uomini e si degradano fino a essere animali e, qualche volta, molto al di sotto di questi!
Gesł
1260 - Così voi - che con meriti fra l'altro non certamente vostri foste elevati alla dignità di figli di Dio e alla regalità che questa prerogativa vi confermava - vi siete indeboliti tanto da non gustare più le gioie pure del cielo, se non forzandovi con una volontà che non è quella che il Padre vuole, cioè una libera volontà scelta spontaneamente! La vostra è invece costretta, è una volontà malata, che vi fa vivere uno pseudocristianesimo fatto di costrizioni che tanto assomigliano alle false contrizioni dei “sepolcri imbiancati”.